Italia minaccia di bloccare i lavori sul bilancio UE per abolire i rimborsi ai paesi ricchi

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Italy threatens to block budget work over paybacks to rich countries

Credit: euractiv

L’Italia ha lanciato una dura minaccia di veto sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea (MFF 2028-2034), puntando a cancellare i cosiddetti “rimborsi” o “rebates” che favoriscono i paesi più ricchi come Germania, Olanda e Svezia. Questi sgravi, del valore di oltre 9 miliardi di euro all’anno, sono definiti “ingiustificati” da Roma, che insiste su una maggiore equità contributiva per finanziare priorità come l’Ucraina, la competitività industriale e la gestione dei flussi migratori. La mossa, emersa nei negoziati a Bruxelles, rischia di paralizzare i lavori tecnici e politici per mesi, sfruttando il requisito dell’unanimità nel Consiglio UE.

La questione centrale: rimborsi da 9 miliardi annui nel mirino

Al cuore del contenzioso c’è il sistema di “corrections” o paybacks, ereditato dal post-Brexit, che riduce le quote contributive nette di un ristretto gruppo di donatori netti. Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca sono i principali beneficiari di questi meccanismi permanenti o semi-permanenti, per un totale superiore ai 9 miliardi di euro ogni anno. L’Italia contesta questa struttura come obsoleta e ingiusta, sostenendo che penalizza i paesi più deboli costretti a coprire i buchi con tagli a coesione, agricoltura e politiche sociali.

Roma argomenta che, di fronte a sfide comuni come la guerra in Ucraina, la concorrenza globale e le pressioni migratorie, tutti gli Stati membri debbano contribuire su base più paritaria e trasparente. I diplomatici italiani hanno avvertito che, senza segnali concreti di riforma, bloccheranno “tutti i lavori sul bilancio” nelle commissioni tecniche e al livello degli ambasciatori. Questa leva precede i negoziati formali sull’MFF, dove l’unanimità garantisce a ogni capitale un potere di veto de facto.

Impatto sul prossimo bilancio UE

Il prossimo quadro finanziario pluriennale coprirà sette anni dal 2028 e potrebbe includere un accordo intermedio o di rifinanziamento. L’Italia non si oppone al finanziamento di nuove priorità, ma rifiuta un modello in cui i ricchi mantengono sconti sostanziosi mentre altri assumono oneri sproporzionati. Funzionari UE stimano che eliminare i rebates libererebbe risorse per solidarietà condivisa, evitando riduzioni in settori vitali per le regioni svantaggiate.

Beneficiari e contributori: chi paga e chi risparmia

I rimborsi premiano principalmente i paesi donatori netti più abbienti, che li giustificano come essenziali per rendere accettabili i loro contributi interni. Senza questi aggiustamenti, sostengono diplomatici olandesi e tedeschi, i parlamenti nazionali potrebbero opporsi a tetti di spesa più alti, rischiando di contrarre l’intero bilancio comunitario. L’Italia ribatte che il sistema attuale, con oltre 9 miliardi di euro annui in sconti automatici, è un lusso insostenibile in tempi di crisi multiple.

Tra i paesi citati, la Germania emerge come il maggiore utente, seguita da Olanda, Svezia, Austria e Danimarca. Roma propone una transizione graduale verso contributi basati sul PIL lordo nazionale (GNI) senza deroghe, potenzialmente integrata da nuove “risorse proprie” UE per alleggerire il carico sugli Stati. Tuttavia, Bruxelles riconosce che un’abolizione immediata richiederebbe unanimità, oggi assente.

La posizione italiana: leva politica per equità

Il governo italiano ha chiarito di non voler ostacolare il sostegno a Ucraina, competitività o migrazione, ma di opporsi a un’architettura che premia i ricchi a scapito dei poveri. “Non si tratta di egoismo, ma di giustizia: i rebates sono reliquie del passato che complicano il sistema e riducono risorse per tutti”, hanno dichiarato fonti romane a Bruxelles. La minaccia di blocco mira a ottenere concessioni prima che i numeri definitivi dell’MFF entrino in fase politica.

Questa strategia riflette una linea dura, con avvisi formali di rallentamento o paralisi dei lavori in seno al Consiglio. L’Italia sfrutta il contesto di negoziati complessi, dove ogni Stato ha un ruolo pivotali, per spingere una riforma che riequilibri i carichi finanziari.

Reazioni da Bruxelles e dai paesi ricchi

I donatori netti difendono i rimborsi come garanzia per la sostenibilità politica dei loro versamenti. “Senza corrections, i nostri parlamenti non ratificherebbero aumenti, penalizzando l’intera UE”, affermano diplomatici dei paesi beneficiari. A livello UE, si discute di una fase-out graduale unita a entrate autonome, ma il consenso resta fragile.

Funzionari comunitari ammettono che i rebates complicano la trasparenza, ma sottolineano i rischi di un budget più piccolo senza compromessi. La tensione sale mentre si profila un possibile accordo top-up sul bilancio corrente.

Contesto economico: critiche ECB al bilancio italiano

Parallelamente, l’Italia affronta scrutinio sul proprio bilancio nazionale. La Banca Centrale Europea (BCE) ha criticato il piano 2026 per le tasse extra su banche e assicurazioni, pari a oltre 11 miliardi di euro fino al 2028, che potrebbero erodere la liquidità bancaria e frenare i prestiti a famiglie e imprese.

La BCE avverte che misure ad hoc ripetute creano incertezza per gli investitori e alzano i costi di finanziamento. Nonostante ciò, Roma conta su queste entrate – oltre il 20% dei tagli fiscali e aumenti di spesa 2026-2028 – per sostenere economia e famiglie, senza piani di revisione radicale.

Dettagli sulle critiche BCE

Le imposte colpiscono il settore finanziario per finanziare politiche espansive, ma la BCE prevede riduzioni nel credito. Questo sfondo complica la posizione italiana nei negoziati UE, dove Roma appare determinata a difendere i propri interessi nazionali.

Prospettive e implicazioni per l’UE

La minaccia italiana potrebbe ridisegnare il bilancio UE, forzando un dibattito su equità e risorse. Se protratta, paralizzerebbe preparativi per l’MFF 2028-2034, con effetti su aiuti all’Ucraina e politiche comuni. Roma punta a un sistema più giusto, ma i paesi ricchi resistono, temendo impatti domestici.

In un’Europa divisa da crisi multiple, questa battaglia sui rimborsi evidenzia le fracture Nord-Sud. L’esito dipenderà da compromessi, potenzialmente con nuove entrate UE. L’Italia mantiene la leva dell’unanimità, ma il tempo stringe per un accordo.

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