M&A, l’instabilità geopolitica rende l’Europa meta sicura e attrattiva:il rapporto di 36Brains e Mergermarket

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 •Dall’annuale edizione del Risky Business emerge che per investitori americani e cinesi nei prossimi 12 mesi a trainare le operazioni rimarranno i settori della tecnologia e dell’energia 

•La percezione del rischio si capovolge: i Paesi scandinavi visti come i più rischiosi, migliora la reputazione dell’Italia e dell’intero Sud Europa 

•Vintiadis (CEO 36Brains): “Le recenti crisi hanno alterato l’equilibrio internazionale modificando la percezione degli investitori. In Europa grandi opportunità, ma per gli acquirenti fondamentale avvalersi di consulenti preparati” 

Milano, 26 settembre 2023 – Le tensioni tra USA e Cina aumentano, mentre la guerra in Ucraina bussa alle porte dell’Europa e un accordo di pace non sembra all’orizzonte. Ciononostante – anzi, proprio per questo – l’Europa risulta, agli occhi degli investitori asiatici e statunitensi, come una meta attrattiva e sicura per l’M&A. 

È questo uno dei principali risultati a emergere da Risky Business: US and Asian investment atittudes amid shifting geopolitics, l’annuale rapporto di 36Brains e Mergermarket redatto sulla base di 60 interviste condotte a top manager cinesi e statunitensi a capo di aziende, fondi di private equity e speculativi, per raccogliere informazioni sul rischio di investimento in Europa e sulle nuove tematiche supply chain e ESG.  

La maggior parte degli intervistati ritiene che le tensioni tra USA e Cina (l’83%) e la Guerra tra Russia e Ucraina (il 55%) renderanno il Vecchio Continente una destinazione vantaggiosa per l’M&A nei prossimi 12 mesi, in particolare nei settori della tecnologia e dell’energia. 

Oltre un terzo degli interpellati asiatici reputa che a determinare le
proprie mosse saranno principalmente le opportunità di ristrutturazione e turnaround di imprese in crisi – in aumento rispetto allo scorso anno –, mentre il 37% degli statunitensi darà priorità alla creazione di sinergie.  

Aumenta poi l’attenzione verso le questioni relative alle tematiche ESG. Il 60% dei dirigenti consultati afferma che la due diligence relativa alle questioni di sostenibilità, in Europa, ha registrato il maggiore aumento del controllo negli ultimi 12 mesi. Un quinto degli intervistati ammette di aver abbandonato almeno un’operazione a causa della scarsa valutazione delle pratiche ambientali di una società target. 

La scelta dei Paesi target 

Più di un terzo del bacino reputa che Regno Unito e Irlanda offriranno le migliori opportunità di M&A in Europa nei prossimi 12 mesi. Sulla percezione dei vari Paesi, però, ci sono importanti differenze: i dirigenti americani vedono come migliori destinazioni per un M&A il Regno Unito e la Francia, mentre gli asiatici privilegiano Germania, Francia, Italia, Spagna e Portogallo. 

Ma è la percezione del rischio a riservare le maggiori sorprese: il Paese con meno ostacoli per un cross-border M&A? Il 42% degli interpellati dice la Francia, seconda posizione – ex aequo con il Portogallo e la Spagna – per l’Italia (33%). Metà degli interpellati cita i Paesi scandinavi come i più rischiosi. 

La percezione comune del rischio si sta quindi capovolgendo. Mentre gli ostacoli normativi dei Paesi del Nord Europa, tipicamente percepita come “sicura”, scoraggiano alcuni investitori, i mercati tradizionalmente “rischiosi” dell’Europa meridionale non sono più considerati tali. 

Settori 

La crisi energetica ha dimostrato la necessità di una maggiore diversificazione, con conseguente boom di investimenti nel settore per favorire la transizione energetica, che richiede investimenti su larga scala. 

Anche il settore tecnologia & media, storicamente uno dei principali stimoli al dealmaking in Europa, è destinato a crescere rapidamente. Poco meno di un terzo del campione (32%) prevede che l’ambito registrerà la maggiore crescita in attività di M&A in Europa nei prossimi 12 mesi, di gran lunga la percentuale più alta. All’estremo opposto, poco meno di un quarto degli intervistati (23%) ritiene che il settore farmaceutico, medico e biotecnologico vedrà la crescita minore, seguito dal settore dei trasporti (17%). 

L’importanza degli advisor 

Gli investitori cercano advisor che abbiano una profonda conoscenza del mercato locale, chiari sulle politiche, le procedure e i prerequisiti per completare le operazioni nei tempi previsti. 

Ma sono le competenze sulle questioni ESG al primo posto nella scelta di un consulente in Europa, fondamentale per garantire un M&A senza intoppi. Il controllo sulle operazioni è infatti in aumento, soprattutto in relazione ai fattori di sostenibilità e ESG, data anche la legislazione in costante evoluzione. L’assunzione di consulenti con una profonda conoscenza non solo delle normative locali, ma anche delle sfumature culturali legate alle pratiche commerciali, diventa dunque essenziale per garantire un’attività di lungo termine. 

“Le recenti crisi hanno alterato l’equilibrio internazionale, accentuando i cambiamenti nel panorama degli investimenti globali. Spagna, Portogallo e Italia per esempio, tutti Paesi che negli ultimi anni hanno investito molto per migliorare il loro profilo economico, sono diventati mercati invitanti per gli investitori stranieri”, ha commentato Marianna Vintiadis, AD di 36Brains. “Gli osservatori statunitensi e asiatici vedono grandi opportunità di M&A in Europa. Tuttavia, il controllo sulle operazioni è in aumento, in particolare in relazione ai fattori ESG. Per questo, al fine di garantire il successo sul lungo termine, è sempre più fondamentale avvalersi della collaborazione di consulenti con una conoscenza approfondita non solo delle normative locali, ma delle diverse sfumature relative alle pratiche commerciali”. 

“Vediamo e continueremo a vedere aziende straniere disinvestire dalla Russia. Questo crea interessanti opportunità per gli investitori in cerca di occasioni in Europa”, ha dichiarato Andrej Klisans, Country Manager in Germania per 36Brains. “Nel portare avanti queste operazioni, un passaggio essenziale sarà costituito dalla due diligence delle catene di fornitura, in particolare per quanto riguarda la conformità alle normative ESG, che si stanno facendo sempre più stringenti”. 

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